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Scienze agrarie e forestali e biologia vegetale |
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| Proposta di un sistema di fasce tampone boscate nell'area dei Navigli | ||||||||||||||||||||||||
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Gli obiettivi che si intendono raggiungere con l'utilizzo
di Fasce Tampone Boscate sono riassumibili come segue:
La procedura seguita per progettare gli impianti ha contemplato:
Al fine di arrecare il minimo intralcio alle attività agricole,
i siti preferenziali di impianto sono stati individuati in collegamento
alla presenza di elementi fisiografici "rigidi" quali canali
di irrigazione o di scolo di volta in volta identificati, oppure in
corrispondenza di confini di proprietà. La scelta della specie da utilizzare, siano esse arboree o arbustive,
nella costituzione dei moduli generici è stata effettuata partendo
da un elenco di specie indigene o naturalizzate ad elevata produttività
di biomassa legnosa. Le FTB dovranno poi essere orientate e gestite in modo meccanizzato
per ridurre i costi ed essere compatibili con l'organizzazione delle
aziende che in genere non dispongono di surplus di manodopera impiegabile
nella cura della vegetazione arborea. Le tipologie lineari sono state divise in tre strutture (bassa, media,
alta) diversificata in base all'altezza della specie a maturità
con moduli che prevedono l'alternanza, con modalità prefissate,
di alberi a ceppaia, alto fusto ed arbusti e turnazioni differenziate
per specie arborea ed arbustiva. Le aziende agricole sono state selezionate da Coldiretti Lombardia
e ad esse i progettisti hanno illustrato il progetto, le potenzialità
ed i benefici ambientali delle fasce boscate. L'analisi delle caratteristiche aziendali ed il confronto con l'imprenditore
agricolo hanno portato ad individuare alcune aree dove è possibile
ipotizzare la messa a dimora di fasce boscate lineari e a pieno campo.
In ogni caso gli impianti consigliati sono posizionati su terreni
agricoli per cui possono essere effettuate agevolmente le lavorazioni
tradizionali. Sono state fornite indicazioni per l'impianto e la coltivazione
delle Fasce Boscate, nonché il calendario delle operazioni
elementari di manutenzione ordinaria e straordinaria. Sono state inoltre
previste le modalità di taglio manuale e meccanizzato e stoccaggio
della legna con particolare riferimento al caso della cippatura. Si
è dato pure corso ad un 'analisi dei costi unitari delle operazioni
d'impianto e ad un bilancio economico delle FTB con indicazione delle
capacità produttive e depurative. L'analisi è stata condotta su aziende nei Comuni di Zibido S. Giacomo e di Gaggiano dall'ANARF e Paulownia e per aziende nei Comuni di Albairate, Boffalora, Inzago, Morimondo e Robecco sul Naviglio da Agriteam - Azienda Speciale della Camera di Commercio di Milano. |
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Premessa Nella prospettiva di riqualificazione e di nuova naturalizzazione
dell'ambiente rurale, una linea agibile può essere individuata
nel porre in primo piano sistemi vegetazionali lineari come elemento
di diversificazione (oltre che di fitodepurazione o di collazione di
biomassa) del paesaggio rurale. I sistemi vegetazionali lineari sono uno dei tratti caratteristici
del paesaggio rurale della fascia di pianura e si definiscono nella
terminologia agronomica una stretta fascia vegetazionale (corridoio)
che differisce dalla matrice territoriale circostante ed è costituita
prevalentemente da specie di margine, cioè collocate solo o principalmente
lungo il perimetro di una formazione non lineare e non al suo interno.
Il sistema è quindi una struttura che denota origine interattiva
e continui processi di interscambio con i componenti ambientali interessati,
fisici o biotici. In tali sistemi si distinguono tre classi: piantate, rigenerate
e residue. Quelle piantate, sono di solito costituite da una singola
specie dominante, come il biancospino (Crataegus) o il Cipresso (Cupressus),
le cui piante generalmente vengono messe a dimora in fila singola. Le
piantate tendono ad avere piante dominanti della stessa età,
una relativa omogeneità di struttura verticale ed orizzontale,
ed una piuttosto bassa diversità di specie. Nelle rigenerate, alberi o arbusti colonizzano una barriera
fisica preesistente (recinzioni, fossi, ecc.), attraverso i semi dispersi
dagli animali o dal vento. Nelle rigenerate la diversità spaziale
e di specie - particolarmente in quelle disseminate dagli uccelli -
tende ad essere alta. Le residue risultano da processi di deforestazione; per
esempio una fila di alberi ed arbusti può venire comunemente
lasciata lungo una fila di confine. Tali siepi hanno generalmente piante
vecchie e di varie specie, una sensibile eterogeneità spaziale,
un'alta diversità di specie e parecchie specie forestali. All'interno dello studio di competenza 5 qui presentato, si è inteso valutare come i sistemi vegetazionali lineari intesi in questo caso come alberature in filari, costituiscano l'unico intervento suggerito, poiché considerato realmente praticabile, all'interno del progetto di rinaturalizzazione del paesaggio agrario attuale. Metodologia seguita Lo studio nell'ambito della competenza 5 è stato
condotto con metodo monografico per ciascun Comune. In particolare si
è ritenuto di applicare a ciascuno degli otto Comuni indagati
due momenti di analisi tra loro complementari. Una prima fase di analisi statistica si avvale di un'ampia
base empirica costituita:
Un secondo criterio di analisi cartografica si è avvalso della
lettura della CTR della Regione Lombardia in scala 1:10.000 aggiornamento
al 1994, utilizzando la simbologia cartografica relativa alla CTR
stessa.
Gli
otto Comuni oggetto di studio sono Abbiategrasso, Albairate, Boffalora,
Gaggiano, Inzago, Morimondo, Robecco sul Naviglio e Zibido S. Giacomo.
Ipotesi prospettiva di naturalizzazione ambientale La proposta di intervento prevede la piantumazione in
diversi punti di alberature, al fine di ricostituire quella trama paesaggistica
che da sempre caratterizza il territorio agricolo e forestale dei comuni
in oggetto.
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| Biologia vegetale: gli aspetti geobotanici dei Navigli occidentali | ||||||||||||||||||||||||
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Il tracciato dei Navigli che solcano la Pianura Padana
occidentale si collocano in tre diversi contesti geomorfologici: la
valle fluviale a cassetta, l'alta pianura e la bassa pianura. All'interno della valle fluviale, la vegetazione è
varia ed è condizionata dalle dimensioni dei costituenti substrato
(ghiaie, sabbie, limi, argille) e dalla conseguente capacità
di ritenzione idrica dello stesso, per cui il suolo può essere
più o meno umido. Lungo un ideale gradiente di decrescente umidità
dei suoli si riscontrano: situazioni di palude con vegetazione erbacea
sommersa e di bordura, situazioni di bosco di salici, di ontano nero,
di querce e di olmi, di querce e carpini, situazioni di boscaglie limitrofe
di ornello e roverella, situazioni di arbusteti spinosi. Esternamente alla valle fluviale, sul piano generale terrazzato,
mancano in generale per l'azione antropica testimonianze
di vegetazione naturale. Si ritiene comunque che la foresta di querce
sia l'espressione più compiuta e tipica, sia della bassa pianura,
sia dell'alta pianura. Nel complesso se si esclude la valle fluviale, che presenta
locali spunti di accettabile naturalità, il territorio percorso
dai navigli posti ad occidente di Milano, è tutto modellato,
sia nella morfologia sia nell'uso. La ricerca è stata svolta con lo scopo di:
Sulla base dei dati raccolti e delle valutazioni elaborate, sono
poi date alcune indicazioni operative di intervento e sono suggeriti
temi di studio per gli aspetti meritevoli di essere approfonditi. Con un numero di specie della flora d'acqua (14) relativamente
basso il Naviglio di Bereguardo è quello relativamente più
ricco di biodiversità di superficie; il più povero è
il Naviglio Grande. Per la flora delle sponde (con 171 specie) si presenta come
i più ricco il Naviglio di Bereguardo (123 specie) e come più
povero il Naviglio Grande (88 specie). La maggiore biodiversità
del Naviglio di Bereguardo è spiegabile con la diversa struttura
delle sponde che, anziché essere in muratura declinano dolcemente
verso l'acqua con scarpate in terra dando maggiore spazio agli insediamenti
vegetali con una maggiore differenza ecologica del substrato da quello
acquatico del bordo acqua a quello più arido delle fasce adiacenti
l'alzaia. I Navigli Bereguardo e Pavese presentano molte similitudini, mentre
il Naviglio Grande nel tratto che scorre nella valle del Ticino si
discosta per l'alta presenza di specie arboree, ricca di boschi e
di ambienti naturali. Per la flora dei margini sono più marcate le differenze di biodiversità (83 per il Naviglio Grande che esprime una minor quota di specie esotiche e 167 per il Naviglio Pavese). Commento dati territoriali Nella campagna coltivata sono presenti sparsi esemplari
di alberi e alcuni resti di impianti tradizionali. I boschetti sono
in gran parte dominati dalle robinie, salvo alcuni dominati da specie
arboree autoctone. Nella valle a cassetta del Ticino sono presenti veri
boschi molto interessanti anche per la morfologia mossa ben strutturati
e con buona composizione floristica in grado di offrire suggestioni
diverse ai visitatori, in particolare per l'area del Mandrone. Spunti per una riqualificazione ambientale Le molte opportunità offerte dai Navigli per sviluppare una politica di riqualificazione ambientale considerano i Navigli come corridoi biologici di grande potenzialità da candidare ad assi portanti di un territorio ecologicamente accettabile con un ruolo di transizione fra conurbazione milanese ed i Parchi del Ticino e dell'Adda. Per svolgere questo ruolo e per invertire la tendenza di un corridoio che veicola prevalentemente la componente vegetale esotica, occorre migliorare l'efficienza del sistema specie nella zona di margine con elementi lineari continui e strutturalmente adeguati utilizzando anche le rogge derivate. Ciò considerando strutture come:
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| Biologia vegetale: gli aspetti geobotanici dei Navigli orientali | ||||||||||||||||||||||||
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Le fisionomie vegetali dei Navigli della Martesana e di Paderno. La flora delle sponde e copertura arboreo arbustiva La flora delle sponde a copertura erbacee La flora delle sponde in ceppo, borlanti, mattoni; la flora dei prati di scarpata; la flora dei margini di alzaia. La flora dei margini in ceppo. Interventi sul sistema ambientale Il nodo problematico di Cassano-Inzago A sud della roggia si sviluppa una macchia boscata di
ragguardevole estensione dominata dalla robinia con salici, noccioli
e sambuco. L'intervento proposto tende a rafforzare la rete ecologica
locale, a realizzare un ganglio verde che permetta la connessione fra
le fasce boscate d'appoggio al Naviglio e le siepi del contesto agricolo;
a potenziare la funzione didattico-culturale-ricreativa dell'area con
la creazione di neo ecosistemi finalizzati all'incremento di popolazioni
animali e vegetali autoctone e prevede a) di creare una fascia tampone
lungo il Martesana, b) di connettere con siepi trasversali la fascia
del Naviglio con l'area boscata a nord della roggia Crosina, c) ricavare
connessioni pedonali ai margini della Roggia Crosina di collegamento
con l'area boscata ed il Naviglio. Il nodo problematico di Villa Fornaci
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| Ipotesi di rete ecologica polifunzionale per l'area contigua al Naviglio Martesana | ||||||||||||||||||||||||
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Per la definizione dell'ipotesi di rete ecologica
polifunzionale si è fatto riferimento al quadro conoscitivo
fornito dal PTCP, integrato da analisi di maggior dettaglio che hanno
permesso l'elaborazione di uno schema di rete locale con un più
elevato grado di definizione. Ai corridoi ecologici di primo livello afferisce
esclusivamente il corso dell'Adda con sponde caratterizzate da boschi
e cespuglietti; i corridoi ecologici di II livello sono costituti
da corpi idrici di medie e piccole dimensioni, comunicanti generalmente
con un corridoio primario, dalle loro sponde e dalle scarpate dei
terrazzi morfologici minori. Rientrano in questa categoria il Naviglio
Martesana, la R. Crosina, il R. Vallone, il Trobbia e il resto del
reticolo idrografico minore. Le matrici presentano una distribuzione areale
e sono state ripartite in tre categorie in funzione dei lorocaratteri
naturali e paesistici. La matrice ad alta qualità ambientale
è costituita da ambiti con copertura vegetale di pregio naturalistico
per la presenza di consorzi naturali e semi-naturali prossimi alle
tipologie previste dal climax locale, con struttura di valore paesistico.
E' stata inserita in questa categoria la valle a cassetta dell'Adda
i cui declivi sono per ampia parte ricoperti da vegetazione arbustiva-arborea
di latifoglie; sono state inserite in questa tipologia anche le frange
lineariformi, in diretta connessione con le aree boscate della valle
fluviale che si estendono sul piano campagna o sulle scarpate morfologiche
prossime all'incisione valliva. Le matrici a qualità media sono aree
caratterizzate da una significativa presenza di elementi arboreo-arbustivi
a distribuzione prevalentemente lineare (alberate, siepi, fasce tampone
boscate) in spazi aperti generalmente di tipo agrario. Sono state
infine indicate come matrice a qualità bassa gli spazi urbani
e periurbani caratterizzati da una densa presenza dell'edificato e
da contesti di agricoltura intensiva poveri di elementi ambientali
a carattere semi-naturale, anche a distribuzione lineare (cortine
arboree, siepi, ecc.). |
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| Regione Lombardia | Politecnico di Milano | |||||||||||||||||||||||