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Scienze agrarie e forestali e biologia vegetale

Proposta di un sistema di fasce tampone boscate nell'area dei Navigli
Scienze agrarie e forestali
Gli aspetti geobotanici dei Navigli occidentali
Gli aspetti geobotanici dei Navigli orientali
Ipotesi di rete ecologica polifunzionale per l'area contigua al Naviglio Martesana
Proposta di un sistema di fasce tampone boscate nell'area dei Navigli
 

 

Gli obiettivi che si intendono raggiungere con l'utilizzo di Fasce Tampone Boscate sono riassumibili come segue:

  • produzione di biomassa a fini energetici
  • azione depurativa nei confronti dell'inquinamento diffuso di origine agricola e miglioramento della qualità dell'acqua,
  • miglioramento paesaggistico e creazione di reti ecologiche lungo il sistema idrografico.

La procedura seguita per progettare gli impianti ha contemplato:

  • colloqui con i proprietari per individuare i corretti siti di impianto e gli eventuali limiti di natura pedologica, climatica e colturale alla presenza di fasce di vegetazione arboreo arbustiva;
  • censimento sul campo dei siti potenzialmente utilizzabili (elementi fisiografici rigidi);
  • scelta dei siti più opportuni in modo da ottenere la densità del sistema desiderata;
  • definizione di moduli strutturali generici di varie tipologie di FTB;
  • definizione della composizione dei singoli moduli dei casi di studio.

Al fine di arrecare il minimo intralcio alle attività agricole, i siti preferenziali di impianto sono stati individuati in collegamento alla presenza di elementi fisiografici "rigidi" quali canali di irrigazione o di scolo di volta in volta identificati, oppure in corrispondenza di confini di proprietà.

La scelta della specie da utilizzare, siano esse arboree o arbustive, nella costituzione dei moduli generici è stata effettuata partendo da un elenco di specie indigene o naturalizzate ad elevata produttività di biomassa legnosa.

Le FTB dovranno poi essere orientate e gestite in modo meccanizzato per ridurre i costi ed essere compatibili con l'organizzazione delle aziende che in genere non dispongono di surplus di manodopera impiegabile nella cura della vegetazione arborea.

Le tipologie lineari sono state divise in tre strutture (bassa, media, alta) diversificata in base all'altezza della specie a maturità con moduli che prevedono l'alternanza, con modalità prefissate, di alberi a ceppaia, alto fusto ed arbusti e turnazioni differenziate per specie arborea ed arbustiva.

Le aziende agricole sono state selezionate da Coldiretti Lombardia e ad esse i progettisti hanno illustrato il progetto, le potenzialità ed i benefici ambientali delle fasce boscate.

L'analisi delle caratteristiche aziendali ed il confronto con l'imprenditore agricolo hanno portato ad individuare alcune aree dove è possibile ipotizzare la messa a dimora di fasce boscate lineari e a pieno campo. In ogni caso gli impianti consigliati sono posizionati su terreni agricoli per cui possono essere effettuate agevolmente le lavorazioni tradizionali. Sono state fornite indicazioni per l'impianto e la coltivazione delle Fasce Boscate, nonché il calendario delle operazioni elementari di manutenzione ordinaria e straordinaria. Sono state inoltre previste le modalità di taglio manuale e meccanizzato e stoccaggio della legna con particolare riferimento al caso della cippatura. Si è dato pure corso ad un 'analisi dei costi unitari delle operazioni d'impianto e ad un bilancio economico delle FTB con indicazione delle capacità produttive e depurative.

L'analisi è stata condotta su aziende nei Comuni di Zibido S. Giacomo e di Gaggiano dall'ANARF e Paulownia e per aziende nei Comuni di Albairate, Boffalora, Inzago, Morimondo e Robecco sul Naviglio da Agriteam - Azienda Speciale della Camera di Commercio di Milano.

 
Proposta di un sistema di fasce tampone
Studio della realtà agricola in comuni campione

Scienze agrarie e forestali

 

Premessa

Nella prospettiva di riqualificazione e di nuova naturalizzazione dell'ambiente rurale, una linea agibile può essere individuata nel porre in primo piano sistemi vegetazionali lineari come elemento di diversificazione (oltre che di fitodepurazione o di collazione di biomassa) del paesaggio rurale.

In una matrice omogenea costituita principalmente da campi coltivati, il sistema lineare si colloca come un elemento di diversificazione strutturale, rende cioè la struttura dell'agrosistema più complessa. Infatti viene percepito come elemento di eterogeneità all'interno di un agrosistema e influisce in vario modo in favore del ripristino di una organizzazione strutturali più orientata all'uso delle risorse native e quindi verso l'efficienza e l'autonomia del sistema.

I sistemi vegetazionali lineari sono uno dei tratti caratteristici del paesaggio rurale della fascia di pianura e si definiscono nella terminologia agronomica una stretta fascia vegetazionale (corridoio) che differisce dalla matrice territoriale circostante ed è costituita prevalentemente da specie di margine, cioè collocate solo o principalmente lungo il perimetro di una formazione non lineare e non al suo interno. Il sistema è quindi una struttura che denota origine interattiva e continui processi di interscambio con i componenti ambientali interessati, fisici o biotici.

In tali sistemi si distinguono tre classi: piantate, rigenerate e residue.

Quelle piantate, sono di solito costituite da una singola specie dominante, come il biancospino (Crataegus) o il Cipresso (Cupressus), le cui piante generalmente vengono messe a dimora in fila singola. Le piantate tendono ad avere piante dominanti della stessa età, una relativa omogeneità di struttura verticale ed orizzontale, ed una piuttosto bassa diversità di specie.

Nelle rigenerate, alberi o arbusti colonizzano una barriera fisica preesistente (recinzioni, fossi, ecc.), attraverso i semi dispersi dagli animali o dal vento. Nelle rigenerate la diversità spaziale e di specie - particolarmente in quelle disseminate dagli uccelli - tende ad essere alta.

Le residue risultano da processi di deforestazione; per esempio una fila di alberi ed arbusti può venire comunemente lasciata lungo una fila di confine. Tali siepi hanno generalmente piante vecchie e di varie specie, una sensibile eterogeneità spaziale, un'alta diversità di specie e parecchie specie forestali.

All'interno dello studio di competenza 5 qui presentato, si è inteso valutare come i sistemi vegetazionali lineari intesi in questo caso come alberature in filari, costituiscano l'unico intervento suggerito, poiché considerato realmente praticabile, all'interno del progetto di rinaturalizzazione del paesaggio agrario attuale.

Metodologia seguita

Lo studio nell'ambito della competenza 5 è stato condotto con metodo monografico per ciascun Comune. In particolare si è ritenuto di applicare a ciascuno degli otto Comuni indagati due momenti di analisi tra loro complementari.

Una prima fase di analisi statistica si avvale di un'ampia base empirica costituita:

  • dal trend demografico dal 1863 al 2001, tratto dai censimenti della popolazione;
  • dai dati di uso del suolo comunale, considerando la trasformazione di destinazione d'uso del suolo stesso in base a due aspetti. Il primo aspetto considera la trasformazione da suoli agricoli e forestali in suoli a destinazione extragricola dal 1929 (anno per cui sono disponibili dati statistici su base comunale) al 2001. Un secondo aspetto rappresenta la trasformazione della struttura delle coltivazioni e delle superfici boscate nello stesso arco di tempo;
  • dalle caratteristiche strutturali delle aziende agricole dei censimenti generali dell'agricoltura del 1990/91 e del 2000/2001 considerando:
    • aziende per classe di superficie e superficie totale delle aziende,
    • aziende con seminativi e sau a seminativi,
    • aziende con prati permanenti e sau a prati permanenti,
    • superficie a bosco e percentuale di superficie a bosco sul totale della superficie agricola,
    • superficie a pioppeto,
    • aziende con allevamenti (bovini e suini),
    • fattore irrigazione.

Un secondo criterio di analisi cartografica si è avvalso della lettura della CTR della Regione Lombardia in scala 1:10.000 aggiornamento al 1994, utilizzando la simbologia cartografica relativa alla CTR stessa.
Nelle cartografie dei Comuni oggetto di studio sono stati evidenziati i seguenti elementi:

  • confine comunale,
  • centro urbano e nuclei abitati,
  • cascine case sparse,
  • industrie e zone industriali nell'ambito del centro urbano e dei nuclei abitati,
  • industrie e zone industriali al di fuori del centro urbano e dei nuclei abitati,
  • tutti i corsi d'acqua suddivisi per tipologia,
  • fontanili, le loro teste e le loro aste,
  • strade, comprese le strade campestri,
  • ferrovie,
  • aree boscate esterne ai nuclei abitati, suddivise per tipi di governo,
  • piantumazioni ripariali esistenti e vegetazione in filari non ripariali,
  • cave attive,
  • laghi.
Gli otto Comuni oggetto di studio sono Abbiategrasso, Albairate, Boffalora, Gaggiano, Inzago, Morimondo, Robecco sul Naviglio e Zibido S. Giacomo.

Ipotesi prospettiva di naturalizzazione ambientale

La proposta di intervento prevede la piantumazione in diversi punti di alberature, al fine di ricostituire quella trama paesaggistica che da sempre caratterizza il territorio agricolo e forestale dei comuni in oggetto.
Vengono elencate la localizzazione delle piantumazionie le relative lunghezze delle alberature esistenti e di quelle proposte.
Vengono fornite indicazioni progettuali riguardanti le piantumazioni lineari sulle rive dei corsi d'acqua, lungo le sedi stradali, gli areali che richiedono il raffittimento dei boschi, la schermatura di aree industriali, di aree lacustri e di cave attive.
Per ciascuna delle realtà comunali studiate le monografie vengono completate in tabelle sinottiche che sintetizzano quantitativamente gli interventi ipotizzati.

 

 
Relazione finale
 
 
Biologia vegetale: gli aspetti geobotanici dei Navigli occidentali

 

Il tracciato dei Navigli che solcano la Pianura Padana occidentale si collocano in tre diversi contesti geomorfologici: la valle fluviale a cassetta, l'alta pianura e la bassa pianura.

All'interno della valle fluviale, la vegetazione è varia ed è condizionata dalle dimensioni dei costituenti substrato (ghiaie, sabbie, limi, argille) e dalla conseguente capacità di ritenzione idrica dello stesso, per cui il suolo può essere più o meno umido. Lungo un ideale gradiente di decrescente umidità dei suoli si riscontrano: situazioni di palude con vegetazione erbacea sommersa e di bordura, situazioni di bosco di salici, di ontano nero, di querce e di olmi, di querce e carpini, situazioni di boscaglie limitrofe di ornello e roverella, situazioni di arbusteti spinosi.

Esternamente alla valle fluviale, sul piano generale terrazzato, mancano in generale per l'azione antropica testimonianze di vegetazione naturale. Si ritiene comunque che la foresta di querce sia l'espressione più compiuta e tipica, sia della bassa pianura, sia dell'alta pianura.

Nel complesso se si esclude la valle fluviale, che presenta locali spunti di accettabile naturalità, il territorio percorso dai navigli posti ad occidente di Milano, è tutto modellato, sia nella morfologia sia nell'uso.

La ricerca è stata svolta con lo scopo di:

  • censire le principali specie vegetali lungo il tracciato dei Navigli,
  • individuare ambiti omogenei per copertura vegetale e per espressione floristica,
  • giungere ad una valutazione quali-quantitativa della flora e della vegetazione,
  • descrivere, anche con metodi cartografici e con disegni, il contesto territoriale entro il quale si sviluppa il tracciato dei Navigli.

Sulla base dei dati raccolti e delle valutazioni elaborate, sono poi date alcune indicazioni operative di intervento e sono suggeriti temi di studio per gli aspetti meritevoli di essere approfonditi.
La flora è stata ripartita per ambienti: delle acque correnti, delle sponde dei Navigli e dei margini.

Con un numero di specie della flora d'acqua (14) relativamente basso il Naviglio di Bereguardo è quello relativamente più ricco di biodiversità di superficie; il più povero è il Naviglio Grande.

Per la flora delle sponde (con 171 specie) si presenta come i più ricco il Naviglio di Bereguardo (123 specie) e come più povero il Naviglio Grande (88 specie). La maggiore biodiversità del Naviglio di Bereguardo è spiegabile con la diversa struttura delle sponde che, anziché essere in muratura declinano dolcemente verso l'acqua con scarpate in terra dando maggiore spazio agli insediamenti vegetali con una maggiore differenza ecologica del substrato da quello acquatico del bordo acqua a quello più arido delle fasce adiacenti l'alzaia.

I Navigli Bereguardo e Pavese presentano molte similitudini, mentre il Naviglio Grande nel tratto che scorre nella valle del Ticino si discosta per l'alta presenza di specie arboree, ricca di boschi e di ambienti naturali.
Si sottolinea la situazione generalizzata di forte condizionamento ambientale specie di origine antropica con specie esotiche che sfiorano il 50%.

Per la flora dei margini sono più marcate le differenze di biodiversità (83 per il Naviglio Grande che esprime una minor quota di specie esotiche e 167 per il Naviglio Pavese).

Commento dati territoriali

Nella campagna coltivata sono presenti sparsi esemplari di alberi e alcuni resti di impianti tradizionali. I boschetti sono in gran parte dominati dalle robinie, salvo alcuni dominati da specie arboree autoctone. Nella valle a cassetta del Ticino sono presenti veri boschi molto interessanti anche per la morfologia mossa ben strutturati e con buona composizione floristica in grado di offrire suggestioni diverse ai visitatori, in particolare per l'area del Mandrone.
Mentre nel complesso le aree di stretta pertinenza dei Navigli si presentano per continuo intervento antropico ripetitive nella flora e nella vegetazione e spesso degradate, un po' più vario è il margine delle alzaie.

Spunti per una riqualificazione ambientale

Le molte opportunità offerte dai Navigli per sviluppare una politica di riqualificazione ambientale considerano i Navigli come corridoi biologici di grande potenzialità da candidare ad assi portanti di un territorio ecologicamente accettabile con un ruolo di transizione fra conurbazione milanese ed i Parchi del Ticino e dell'Adda. Per svolgere questo ruolo e per invertire la tendenza di un corridoio che veicola prevalentemente la componente vegetale esotica, occorre migliorare l'efficienza del sistema specie nella zona di margine con elementi lineari continui e strutturalmente adeguati utilizzando anche le rogge derivate. Ciò considerando strutture come:

  • filari poco efficienti biologicamente ma con ottimo valore estetico e con potenzialità produttive di rilievo,
  • cortine formazioni nastriforme (da 3 a 10m) in cui si integrano arbusti, alberi, ed erbe, efficiente corridoio biologico, serbatoio di biodiversità, barriera eolica, olfattiva, acustica, depurativa con possibili funzioni produttive,
  • siepi (formazioni nastriforme di 5 o 6m) con alti e bassi arbusti ed erbe con buona efficienza biologica e di filtro visuale, acustico e depurativo
  • nodi territoriali rappresentati da boschetti (residualità vegetazionali): substrati di biodiversità se adeguatamente estesi e possibili luoghi di sosta tranquilla.
  • Anche la didattica ed il turismo naturalistico andrebbero incoraggiati, come pure potrebbero essere oggetto di studio e di ricerca
  • metodi di contenimento delle specie esotiche più evidenti, come il Prunus serotina, che stanno alterando le comunità vegetali naturali, e quelle allergeniche, come l'Ambrosia artemisiifolia, al cui polline sono sensibili molte persone e che è talora presente in modo massiccio lungo i Navigli; ne sono un esempio i popolamenti vegetanti vigorosamente lungo il Navigli Grande tra Abbiategrasso e Gaggiano
  • miglioramento della conoscenza della flora, della vegetazione, del paesaggio e della fauna
  • modalità di realizzazione e di dislocazione territoriale dei nuovi boschi e degli elementi lineari con alto contenuto naturalistico, estetico e ambientale
  • allestimento di centro museali e di luoghi di divulgazione e di osservazione della natura
  • messa a punto di incentivi e di stimoli per invogliare gli agricoltori a sviluppare forme di agricoltura e di selvicoltura sostenibile,
  • stesura di linee guida per razionalizzare la dislocazione, la gestione e l'estetica degli orti e dei giardini urbani e suburbani,
  • individuazione, studio e incentivi al recupero e al miglioramento dei giardini e degli alberi monumentali.

Biologia vegetale: gli aspetti geobotanici dei Navigli orientali
 

Le fisionomie vegetali dei Navigli della Martesana e di Paderno.

La flora delle sponde e copertura arboreo arbustiva
La vegetazione forestale si attesta in modo pressoché esclusivo in corrispondenza dei tratti dei canali posti nella forra dell'Adda e ricopre le scarpate dei terrazzi che segnano i fianchi del solco vallivo, mentre all'esterno della valle dell'Adda si presenta solo sporadicamente. E' costituita da boschi di latifoglie con elevata complessità strutturale. Mentre la copertura boschiva di forra e dei parchi privati presenta un equilibrio che ne garantisce la conservazione. Più a rischio di degrado e soggette a forti pressioni antropiche (che hanno fornito il massiccio recupero della robinia), sono le macchie che persistono in campagna lungo la Martesana per le quali si auspica un progetto di rafforzamento dei residui seminaturali con la vegetazione della Martesana (presso Concesa e Groppello, cave di Inzago e Cernusco) mediante bande boscate di nuova realizzazione per creare una rete ecologica di appoggio al canale. Le formazioni boscate lungo il Naviglio di Paderno hanno un alto valore naturalistico, ecologico e paesistico, con ridotta pressione antropica che consente l'accantonamento di una ricca e diversificata flora.

La flora delle sponde a copertura erbacee

La flora delle sponde in ceppo, borlanti, mattoni; la flora dei prati di scarpata; la flora dei margini di alzaia.

La flora dei margini in ceppo.
Tali sponde sono distribuite in ampi tratti del Naviglio Matesana fino alla città di Milano, mentre affioramenti di pareti naturali di ceppo si ritrovano nel tratto di Naviglio più prossimo all'Adda tra Vaprio e Groppello. I popolamenti vegetali sono di rilevante valore sia per biodiversità che per valori estetico paesisitici in quanto ricchi di specie rare in ambiti urbani (felci e molte specie terofite) e ricche di specie con fiori dai colori vivaci che diversificano l'aspetto dei canali nelle varie stagioni. Rischi alla vegetazione sono provocati dai restauri e dall'uso di diserbanti chimici.
La flora dei prati di scarpata
E' distribuita in ampi tratti della Martesana fino nel cuore della città di Milano. Può assumere una significativa diversificazione ecologica e un interesse paesistico in funzione della morfologia della scarpata e delle cure colturali e può essere messa a rischio se la frequenza degli interventi manutentivi scende sotto una soglia minima con ingressione invasiva di specie esotiche vivaci che possono colonizzare la scarpata determinando un impoverimento biologico ed estetico.
La flora dei margini delle alzaie
Interessa la ristretta fascia fra lo spigolo della sponda e la carreggiata dell'alzaia con vegetazione erbacea. Pur nel limitato valore estetico la fascia più ricca e diversificata (che si colloca nei tratti extraurbani della Martesana) presenta esempi significativi nel tratto di alzaia a Concesa ed è osservabile nei centri storici di Gorgonzola, Inzago e Cernusco.
La flora di siepi e arbusti
Affiancano il corso della Martesana per lunghi tratti e sulle sponde delle rogge derivate costituendo una maglia con densità variabile capace di ridare funzionalità ecologica al territorio e ad accrescere il valore paesaggistico dell'alta pianura milanese. Presenta limiti del valore naturalistico causati dalla forte presenza di specie alloctone come la robinia, che reclamano un contratto manutentivo della composizione vegetazionale, ma rivestono nel contesto territoriale una importanza significativa paesistica ed estetica. La presenza di specie autoctone e naturalizzate a rapida crescita permette di valorizzare la produzione di biomassa. La loro trasformazione in fasce tampone con il loro ampliamento da 2-3m a 7-8m di larghezza può incrementare la fitodepurazione nei confronti delle acque che defluiscono dai campi.

Interventi sul sistema ambientale
Riqualificazione e valorizzazione del sistema ecologico-fruitivo del Naviglio Martesana

Il nodo problematico di Cassano-Inzago
L'area di intervento è rappresentata dal territorio cuneiforme che presenta in sponda destra una siepe alberata rada e dominata da robinie ad est di Inzago fra la Martesana e la roggia Crosina accompagnata da una galleria vegetale costituita da sambuco e nocciolo.

A sud della roggia si sviluppa una macchia boscata di ragguardevole estensione dominata dalla robinia con salici, noccioli e sambuco.

L'intervento proposto tende a rafforzare la rete ecologica locale, a realizzare un ganglio verde che permetta la connessione fra le fasce boscate d'appoggio al Naviglio e le siepi del contesto agricolo; a potenziare la funzione didattico-culturale-ricreativa dell'area con la creazione di neo ecosistemi finalizzati all'incremento di popolazioni animali e vegetali autoctone e prevede a) di creare una fascia tampone lungo il Martesana, b) di connettere con siepi trasversali la fascia del Naviglio con l'area boscata a nord della roggia Crosina, c) ricavare connessioni pedonali ai margini della Roggia Crosina di collegamento con l'area boscata ed il Naviglio.

Il nodo problematico di Villa Fornaci
Trattasi di un'area ricca di elementi paesistici, ecologici, fruitivi, culturali che ci si propone di valorizzare sotto il profilo naturalistico ecologico per rafforzare la rete che si appoggia al sistema idrografico:

  • realizzare un ganglio verde di connessione fra le fasce boscate d'appoggio al Naviglio ed i sistemi vegetazionali lineari del contesto rurale;
  • mitigare con cortine verdi le strutture produttive sorte in riva al Naviglio.
    Le risorse di valore sono la Villa Carcano in riva alla Martesana con relativo parco, gli opifici ottocenteschi, le opere idrauliche fra la Martesana e la roggia Vallone e le fasce lineari vegetazionali. Gli interventi proposti riguardano:
  • la dotazione delle sponde di rio Vallone di cortine verdi arboree arbustive di almeno 5m di larghezza con funzione di fasce tampone,
  • creare una fascia boscata a mitigazione degli edifici produttivi sul lato nord dell'area aperta Vallone,
  • valorizzare con pannelli illustrativi le caratteristiche del partitore e della Villa Carcano,
  • rinaturare e valorizzare con cortine arboree le connessioni fra Martesana, reticolo idrografico minore e siepi interpoderali del contesto rurale
 
 
Relazione finale
 
 
Ipotesi di rete ecologica polifunzionale per l'area contigua al Naviglio Martesana

 

Per la definizione dell'ipotesi di rete ecologica polifunzionale si è fatto riferimento al quadro conoscitivo fornito dal PTCP, integrato da analisi di maggior dettaglio che hanno permesso l'elaborazione di uno schema di rete locale con un più elevato grado di definizione.
La rete è costituita da elementi lineari, i corridoi ecologici (suddivisi in I e II livello) e i varchi di connessione e da elementi areali, articolati in matrice ad alta, media e bassa qualità ambientale e gangli.

Ai corridoi ecologici di primo livello afferisce esclusivamente il corso dell'Adda con sponde caratterizzate da boschi e cespuglietti; i corridoi ecologici di II livello sono costituti da corpi idrici di medie e piccole dimensioni, comunicanti generalmente con un corridoio primario, dalle loro sponde e dalle scarpate dei terrazzi morfologici minori. Rientrano in questa categoria il Naviglio Martesana, la R. Crosina, il R. Vallone, il Trobbia e il resto del reticolo idrografico minore.

Le matrici presentano una distribuzione areale e sono state ripartite in tre categorie in funzione dei lorocaratteri naturali e paesistici. La matrice ad alta qualità ambientale è costituita da ambiti con copertura vegetale di pregio naturalistico per la presenza di consorzi naturali e semi-naturali prossimi alle tipologie previste dal climax locale, con struttura di valore paesistico. E' stata inserita in questa categoria la valle a cassetta dell'Adda i cui declivi sono per ampia parte ricoperti da vegetazione arbustiva-arborea di latifoglie; sono state inserite in questa tipologia anche le frange lineariformi, in diretta connessione con le aree boscate della valle fluviale che si estendono sul piano campagna o sulle scarpate morfologiche prossime all'incisione valliva.

Le matrici a qualità media sono aree caratterizzate da una significativa presenza di elementi arboreo-arbustivi a distribuzione prevalentemente lineare (alberate, siepi, fasce tampone boscate) in spazi aperti generalmente di tipo agrario. Sono state infine indicate come matrice a qualità bassa gli spazi urbani e periurbani caratterizzati da una densa presenza dell'edificato e da contesti di agricoltura intensiva poveri di elementi ambientali a carattere semi-naturale, anche a distribuzione lineare (cortine arboree, siepi, ecc.).
I gangli rientrano infine negli elementi areali con funzione di connessione tra elementi lineari, capaci di sostenere popolazioni animali e vegetali e di fungere da aree di irraggiamento del patrimonio biologico.

Tavola planimetria
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