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Il progetto pilota di cui trattasi ha preso avvio secondo l'ormai
consolidata prassi del "restauro architettonico"da un'attenta
analisi dei documenti storico-archivistici al fine di ricostruire
non solo le principali vicende del manufatto, ma anche i materiali
e le tecniche costruttive che nel tempo si cono succedute. Contestualmente
è stato realizzato un rilievo geometrico del manufatto
per ricostruire e verificare gli eventuali dissesti della geometria
e misurarne attentamente la consistenza ed un rilievo materico
che evidenziasse le patologie di degrado presenti, nonché
una analisi dei dissesti rilevabili.
La ricerca ha evidenziato come il Naviglio Grande nel tratto analizzato
sia frutto di una successione di interventi, dalle primitive sponde
in battuto di terra o in morogna, sino alla doppia muratura in
laterizio o ceppo, o più recentemente, solo in laterizio.
Informazioni interessanti fornite dai documenti riguardano anche
le tecniche di fondazione, dai pali in legno, sino alla fondazione
continua in laterizio, raccomandata agli appaltatori delle manutenzioni
ottocentesche per migliorare la stabilità delle sponde,
ma non troppo spesso realizzate a regola d'arte.
E' stata infine approfondita un'analisi stratigrafica dell'elevato
per definire quale fosse l'ordine di realizzazione delle differenti
parti della muratura indagata.
Sulla base fondamentale degli studi precedentemente citati, con
una stretta connessione tra l'indagine storica, la lettura stratigrafica
e il rilievo del degrado materico, sono state individuate quali
parti del manufatto sono da sottoporre ad intervento di conservazione
e per quali invece devono essere fornite indicazioni per la realizzazione
di nuovi paramenti di finitura. La muratura spondale del navigli
si presenta attualmente composta di differenti materiali: ampie
zone realizzate con blocchi di ceppo, si alternano a parte in
laterizi. Mattoni pieni di fabbricazione antica sono stati impiegati
in passato per risarcire lacune dovute alla caduta dei conci lapidei.
Nel tratto terminale della sponda sinistra la muratura è
realizzata con blocchi di granito rosa di Baveno.
Le indicazioni di intervento suggerite hanno come presupposto
la massima conservazione dell'esistente. Altrettanta cura è
rivolta al risarcimento delle numerose lacune presenti non solo
per evasione di giunti di malta, ma per lacune e mancanze di mattoni
e conci in ceppo. In tale fase, senza dubbio di grande delicatezza
ed importanza, la logica di comportamento osservata è stata
quella del "risarcimento della lacuna", che tanta parte
ha avuto nel dibattito teorico del restauro sin dalla fine dell'ottocento,
come ben testimoniano le cosiddette "Carte del Restauro".
Per quanto concerne quelle parti della muratura spondale distrutte
da crolli recenti vengono, in ultimo, fornite indicazioni per
la realizzazione di un "progetto del nuovo" riconoscibile
dall'esistente e dichiaratamente realizzato con
tecniche in uso nella contemporaneità.
Gli studi effettuati hanno messo in evidenza come il Naviglio
Grande, nel tratto interessato dalla ricerca, sia stato oggetto,
nei secoli passati, di continui interventi di manutenzione che
utilizzavano tecniche e materiali costruttivi propri dell'epoca
di realizzazione. Tali opere hanno comportato l'attuale polimatericità
delle murature di sponda, in cui si alternano blocchi di ceppo
dell'Adda, laterizi, graniti, nella varietà del bianco
e del rosa, ciottoli di fiume legati con malta, ed altri materiali
lapidei ancora. Questa situazione fa del Naviglio una sorta di
opera aperta, nella quale sarebbe impossibile tentare di rincorrere
un presunto aspetto originario con un'operazione sostanzialmente
antistorica.
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