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Il cantiere del Naviglio di Paderno
Si aprì, dunque, un cantiere reso più difficoltoso dalle nuove vicende politiche che vedevano la Lombardia soggetta, questa volta, al Governo spagnolo entrato in possesso del Ducato Milanese nel 1535 con Carlo V della dinastia degli Asburgo. L´impero così acquisito dagli Asburgo era troppo vasto perché ci si potesse occupare delle vicende "locali" abduane; la sua realizzazione subì da quel momento in avanti tutte le influenze negative che una simile opera avrebbe dovuto, in verità, non sopportare: malgoverno, esosità delle tasse, incuria amministrativa dei governanti spagnoli, incapacità e miopie politiche, la stessa decimazione della popolazione a causa della peste sopraggiunta intanto nel 1523, ne rallentarono di molto l´apertura dei cantieri, peggio dissuasero parecchie persone dal prendervi parte.
L´architetto e pittore Giuseppe Meda prese di gran lena ad ideare il tracciato del nuovo naviglio terrazzato in sponda destra dell´Adda; vi lavorò di mente e di braccia cercando di ovviare al dislivello delle acque (circa 33 metri) e alla natura instabile del terreno con la realizzazione di una muraglia d´invito, in località dei "Tre Corni", seguita da un grosso castello di legno al cui interno era ricavata una conca per la navigazione. Il castello era alto approssimativamente 18 metri circa e doveva sopperire con un unico salto al dislivello raggiunto in questa parte del percorso, aiutato in questo da un canale di soccorso laterale e dal lavoro di una seconda conca (a monte del castello) di circa 6 metri di salto più una strada alzaia parallela al corso del canale. Ma la rivalità dei traghettatori di Como, che fino a quel momento utilizzavano i muli per il trasporto via terra delle merci, e, soprattutto, di quella della Repubblica Veneta, attestata sulla sponda sinistra dell´Adda, complice la stessa peste del 1576, ne fiaccarono gravemente le forze a tal punto da sospingerlo a girare armato per difendersi dai ripetuti attacchi delle stesse maestranze operaie aizzate dai sobillatori e accecate dall´esasperazione di non avere denari; cause da addebitarsi non al povero e disgraziato Meda il quale pur sempre dipendeva dalla mancanza di fondi da parte delle autorità spagnole troppo occupate dai loro affari internazionali. Le grosse difficoltà tecniche derivate poi dall´instabilità del terreno, le piene improvvise, soprattutto quella del 1594, diedero il colpo di grazia all´impresa che non solo decollò ma trascinò con sé il Meda stesso facendolo morire in disgrazia e miseria; l´opera, approvata (in grave ritardo) dal re di Spagna Filippo II nel 1590, finì tragicamente nell´abbandono e incuria più totale al punto di diventare una cava cielo aperto per materiali edili.
Un periodo di straordinaria attività caratterizzò i governi illuminati di Maria Teresa e Giuseppe II. durante la prima dominazione austriaca (1748-1796). In questo periodo vennero ripresi alcuni progetti ambiziosi fra cui la realizzazione del Naviglio di Paderno la cui costruzione avrebbe permesso di navigare senza soste dal Lario fino a Milano. Dell´opera furono incaricati il Conte De Firmian, rappresentante del Governo Austriaco in Lombardia, e Pecis, insieme ai tecnici Antonio Lecchi, Francesco Maria De Regis, Paolo De Firmian, incaricato dell´approvazione dell´opera, consigliò al Ministro Kaunitz di affidare l´appalto all´impresario Nosetti il 13 luglio 1773. Il Nosetti, non fidandosi di una chiusa dell´altezza di quella proposta dal Meda, pensò di distribuire il dislivello delle acque su sei sostegni anzichè due, come previsto inizialmente dal Meda, fra i due estremi del Sasso di San Michele e la Valle della Rocchetta. Propose, inoltre, di costruire la prima tratta sino ad entrare nella traccia del letto antico del naviglio e di restare in mezzo alla piccola Valle della Rocchetta onde arrivare ai sostegni del Meda anziché aprire nuove tracce nel ceppo.
Il naviglio di Paderno ebbe la grande sfortuna di essere concepito in un momento sbagliato; la sua ascesa dovette fare i conti con una serie impressionante di ondate di piene dell´Adda che indebolirono le opere di consolidamento delle sponde, facendole franare nel fiume o distruggendo le opere delle conche. Ciò nonostante il naviglio prosperò per un breve periodo di tempo fino all´avvento delle ferrovie e così i corsi d´acqua, non senza una certa miopia, furono accantonati a tutto vantaggio delle più celeri e regolari linee ferrate; il naviglio di Paderno, incassato in una stretta valle lontana dalle grandi vie di scorrimento principali, fu lasciato cadere in abbandono pressoché totale
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