| L'attenzione progettuale va quindi a focalizzarsi su di un particolare tratto del Naviglio Grande in Milano, che presenta delle peculiarità proprie ben distinte e che chiaramente lo identificano come “differente” rispetto a tutti gli altri tratti ipotizzabili. Ci riferiamo al segmento del Naviglio Grande che parte dal ponte di via Valenza e giunge sino al ponte dello Scodellino, ovvero l’ingresso alla Darsena di Milano. Tale tratto presenta le seguenti univoche caratteristiche:.
-Risulta completamente e pienamente restaurato in tutte le sue componenti: letto, sponde, parapetti e ponti. È fisicamente “allo stato dell’arte”; presenta la maggiore concentrazione di artisti, locali commerciali (notturni e non) e botteghe storiche.
È socialmente “vitale”; è già storicamente votato alle “iniziative culturali” che lo animano nel corso dell’anno: dalle fiere dell’antiquariato fino alle più tipiche luminarie natalizie che le associazioni locali organizzano da decenni; già reso Zona a Traffico Limitato, sarà trasformato dall’Amministrazione Comunale, probabilmente a partire da ottobre 2009, in Isola Pedonale permanente. Sarà a breve pienamente “fruibile”.
L’attuale illuminazione dell’area e la necessità di intervento.
Il tratto di Naviglio Grande da Via Gorizia a Via Valenza è attualmente illuminato con lampade al vapore di sodio ad alta pressione (SON) poste in globi sospesi con parabola di concentrazione del fascio luminoso verso il suolo. I globi sono posti ad un’altezza media di 8 metri e situati al centro delle strade Alzaia Naviglio Grande e Ripa di Porta Ticinese, che corrono ai lati del canale, con distanza variabile, tra un globo e l’altro, da 19,5 sino a 28,5 metri. La diversità di altezza, dovuta alle differenti tensioni dei cavi di sostegno, e le distanze non uniformi, creano zone di ombra e quindi, al suolo, un’illuminazione non omogenea.
La particolare struttura della direttrice Naviglio Grande, con al centro il canale ed ai lati le vie carrabili e pedonali di ridotte dimensioni (soprattutto nel caso dell’Alzaia), nonché la presenza di edifici di modeste altezze, da due a quattro piani sovra terra (ancora una volta soprattutto sul lato dell’Alzaia) e ad uso per lo più residenziale, comporta, con l’attuale illuminazione:
1) Una forte ed inutile illuminazione delle facciate degli edifici, con conseguente forte intrusione luminosa nelle case dei residenti;
2) zona d’ombra sul canale ed i suoi annessi, quali le sponde, le bocche di presa, i manufatti idraulici nonché, soprattutto, i ponti pedonali.
Analisi critica:
Incolumità dei pedoni: l’attuale illuminazione, pensata a servizio di un uso carrabile e non pedonale dell’Alzaia e della Ripa si ricordi che le aree in questione diverranno a breve isola pedonale permanente e sono già oggetto di isola pedonale estiva , non evidenzia a sufficienza il percorso pedonale ed i suoi potenziali ostacoli: ad esempio sono parzialmente in ombra i gradini sui ponti.
Sicurezza: le zone di buio dovute all’illuminazione non uniforme facilitano eventuali comportamenti antisociali si consideri anche la forte frequentazione serale dell’area dovuta alla presenza di locali notturni e ristoranti.
Inquinamento luminoso: generalizzata intrusione luminosa negli edifici dovuta all’eccessiva vicinanza di lampade omnidirezionali, con fenomeni di diffusione della luce dovuti a vetri di protezione dei globi, ormai usurati o rovinati;
Colore: le attuali lampade a vapore di sodio ad alta pressione (indice di resa cromatica RA pari a 25) danno a tutta l’area una tinta giallo-arancio che omologa dettagli e colori delle superfici.
Risparmio energetico: benché le lampade attuali abbiano una buona resa, si potrebbe ottenere un maggior risparmio energetico evitando la dispersione del fascio luminoso alle aree di non interesse.
Un progetto di illuminazione a carattere artistico, quale quello presentato in questa relazione, non ha certo pretesa di risolvere questi problemi o di sostituirsi ad una più efficace illuminazione pubblica; tuttavia si è proceduto in sede progettuale cercando di tenere conto quanto più possibile della presenza di queste problematiche e, dove possibile, di porvi rimedio, considerando in particolare primaria la valorizzazione del canale, monumento storico risalente al dodicesimo secolo, ed i ponti che lo attraversano.
Il significato della luce a Natale
Il tema iconografico più importante nella rappresentazione del Natale è il motivo della luce. Prima di analizzare l’argomento nel dettaglio, si ritiene tuttavia essenziale e doveroso fare un excursus storico sulle origini della festa, che nasce proprio come celebrazione della luce.
Nella Roma del III secolo d. C., il culto solare dominante era il Mitraismo, una religione di origine orientale. I suoi seguaci vedevano nel tramontare e nel sorgere del grande astro una metafora del destino umano e credevano che ai morti fosse riservata una gloriosa resurrezione. La nascita del dio Mitra, che rappresentava simbolicamente la luce solare, era collocata il 25 dicembre. Solo a metà del IV secolo la Chiesa cristiana scelse il 25 dicembre per ricordare la nascita di Gesù. Non per caso, il "compleanno" di Cristo fu scelto per sovrapporsi e subentrare a quello del "concorrente" Mitra, legittimando da un'angolatura cristiana la celebrazione del solstizio d'inverno, festa ormai così ben consolidata da non poter essere soppressa.
Con l'avvento del cristianesimo, al culto del Sole si affiancò l'adorazione di un altro astro, la Stella di Betlemme. Si tratta di un'interessante conferma dell'importanza simbolica della luce. Come il sorgere del sole, il sorgere di una nuova stella annuncia qualcosa da conoscere, da festeggiare, e spesso simbolizza la venuta al mondo di una persona importante, brillante, meravigliosa. Così profetizza il Vecchio Testamento: "Un astro spunterà da Giacobbe, uno scettro sorgerà da Israele" (Numeri, 24,17), e "Cammineranno i popoli alla tua luce e i re allo splendore della tua aurora" (Isaia, 60,3), parole che si avverano in Matteo, 2,1-10: "Dei Magi arrivarono dall'Oriente a Gerusalemme, e domandarono: "Dov'è nato il re dei Giudei? Poiché abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti ad adorarlo". […] Essi, udito il re, partirono; ed ecco, la stella, che avevano veduta in Oriente, li precedeva, finché, giunta sopra il luogo ove era il fanciullo, si fermò. Vedendo essi la stella, furono riempiti di una grande gioia.". La luce della stella è il simbolo della nascita di qualcosa di puro, un esempio da emulare, un insegnamento da seguire, una speranza che, attraverso valori solidi, dia direzione e significato alla quotidianità.
Ciò ci porta a compiere una riflessione di carattere più generale sul significato della luce, sulla sua scomparsa e sulla sua riapparizione. L'alba esprime metaforicamente un nuovo inizio, una rinascita della vita, una resurrezione, un'opportunità in più concessa alla nostra esistenza con il nuovo giorno, mentre il tramonto non rappresenta soltanto l'oscurità, ma anche il sonno, il letargo degli occhi e della mente, il pericolo, l'ottenebramento e la morte. Di notte, a causa dell'ancestrale timore della scomparsa dei punti di riferimento, ognuno di noi sostituisce la realtà concreta con la realtà fittizia del sogno, il quale ci conduce attraverso il buio fino al risveglio. Allo stesso modo, Natale è una sorta di "sogno di una notte di mezzo inverno", un rito propiziatorio di passaggio dalla morte alla vita che si rifà alla natura (le giornate cominciano ad allungarsi) attraverso la cultura (la simbologia dell'epos mitico e religioso). Celebrato a ridosso del solstizio d'inverno, Natale cade in un periodo dell'anno in cui, nelle regioni settentrionali, la luce solare è più fioca ed il giorno ha la durata più breve: è il momento in cui l'oscurità diviene quasi tangibile. Tuttavia, una volta superata la crisi del grande buio d'inizio inverno grazie alla rituale invocazione natalizia della luce, la libertà, la vita ed il tempo rinascono ciclicamente. La rinascita del tempo è oggi collocata a metà strada tra Natale e l'Epifania, ovvero a Capodanno. L'anno nuovo arriva tra il nascosto ed il manifesto, tra gli umili pastori e gli splendidi magi, tra la nascita e l'incoronazione o deificazione di Cristo. I dodici giorni del periodo natalizio sono i dodici cicli del nostro pellegrinaggio nel mondo, i dodici segni dello zodiaco, le dodici fatiche di Ercole. Quando pensiamo di essere soltanto a metà del nostro cammino, dobbiamo ripartire simbolicamente. Tra l'emozione dell'inizio e l'angoscia della fine riceviamo il dono divino del tempo ritrovato, di un'altra opportunità, della possibilità di far morire la nostra parte affaticata e di ritrovare nel nuovo le forze per proseguire.
Luce è sinonimo di colori e perciò il Natale è la festa dei colori. Ma quali sono i colori del Natale? I più classici sono, su tutti, il bianco ed il rosso - chi di noi riuscirebbe infatti ad immaginare un Babbo Natale di giallo vestito? La scelta del bianco è legata ad immagini di eleganza e di candore, senza dimenticare i riferimenti ai nordici paesaggi nevosi, tipici del periodo, nonché alla purezza della luce in sé che, appunto, è bianca. Il rosso, invece, è il colore del fuoco, e quindi del focolare domestico, della famiglia, dei sentimenti: ha il potere di richiamare prepotentemente l'attenzione su di sé e di mettere in grande risalto i dettagli su cui getta luce.
Il Natale verde-giallo, invece, è l’aspetto del Natale più profano, di chi festeggia non solo per tradizione ma anche per il piacere degli occhi e della gola. Il binomio è legato ai colori della tavola, al colore delle lenticchie e della melagrana, dell’abete, del vischio, dell’oro delle decorazioni natalizie. La sobrietà diviene attributo di un élitario buon gusto, più che la conseguenza di una scelta di vita temperata.
Altro tema prettamente natalizio è quello della sfera. Il riferimento iconografico più semplice è costituito dalle decorazioni dell'albero di Natale. Ma il più profondo legame tra il Natale e la sfera va ricercato nel valore estetico di quest’ultima: essa è il solido geometrico perfetto, che i fiamminghi avevano reso con precisione giottesca attraverso il vetro ed il sapone, realizzandone poi una serie di variazioni che ne sfrangiano la superficie e ne oscurano la trasparenza.
L’IDEA PROGETTUALE
a) Area oggetto di intervento riassunto delle caratteristiche in Premessa
Monumento protagonista del progetto è il Naviglio Grande, con un suo tratto di circa 500 metri situato tra il Viale Gorizia (Ponte dello Scodellino, Darsena) e Via Valenza, in Milano;
Elementi del paesaggio urbano che meritano valorizzazione sono: il canale, monumento storico lineare, l’acqua, le sponde e i ponti di attraversamento pedonale, ossia: il ponte in pietra di Via Corsico e quello in metallo di Via Casale;
Si sono esclusi i ponti situati agli estremi del tratto preso in considerazione (Scodellino e Via Valenza) poiché carrabili e densamente sfruttati per il traffico veicolare;
Il tratto è navigabile: viene navigato con barche a motore a fini turistici in alcuni periodi dell’anno (tra cui quello Natalizio) e con canoe dalle vicine Canottieri Olona e Milano; talvolta il canale è fruito a nuoto, durante manifestazioni storiche quali il Cimento;
Le strade che corrono a lato del canale, l’Alzaia e la Ripa, sono punto di riferimento per il divertimento serale ma anche per una serie di manifestazioni a carattere culturale e artistico quali il Mercatone dell’artigianato, Fiori e sapori sul Naviglio, Arte sul Naviglio, oltre che sede permanente di numerose botteghe storiche e gallerie d’arte;
Le sponde sono state completamente restaurate e sono oggetto di vincolo e tutela da parte della Soprintendenza di Milano;
b) Vincoli e scopo dell’idea progettuale
Data l’analisi delle peculiari caratteristiche dell’area, l’installazione dovrà rispettare i seguenti vincoli:
A) Non essere di ostacolo alla navigazione o alla mobilità dell’area, con particolare riferimento a quella pedonale e ciclabile;
B) Non essere invasiva su sponde e manufatti idraulici;
C) Essendo l’area densamente fruita anche nelle ore diurne, non generare strutture antiestetiche, a luci spente, con proiettori o strutture portanti antiestetiche o addirittura deturpanti.
Scopo quindi dell’idea progettuale:
A) Rendere protagonista la persona, fruitrice dell’area, sia essa spettatrice a piedi o in barca, creando un effetto scenico a tema Natalizio;
B) Rendere protagonista, attraverso la luce, anche quanto artisticamente merita di essere valorizzato e ad oggi in ombra;
C) Creare sicurezza mediante l’illuminazione di aree attualmente in ombra e fonte di disagi o possibili pericoli;
D) Creare valore sia di notte, a luci accese, che di giorno, con istallazioni gradevoli anche alla luce del sole.
c) I riferimenti artistico-culturali, gli spunti, le influenze: gli esempi europei
Dal punto di vista artistico-culturale, l’idea progettuale prende spunto dalla dicotomia Romanticismo-Futurismo. I Navigli, difatti, erano un simbolo di romanticismo che i futuristi rifiutavano. Ancora oggi, a Milano, in Corso Venezia al n° 23, si può leggere una targa che dice: "Questa è la casa dove nel 1905 Filippo Tommaso Marinetti fondò la rivista Poesia. Da qui il movimento futurista lanciò la sua sfida al chiaro di luna specchiato nel Naviglio". Il nostro intento, quindi, è quello di riconciliare le diverse e opposte visioni delle due correnti culturali attraverso l’applicazione delle rispettive concezioni della luce e del colore all’interno di un unico progetto di illuminazione di quello che, al tempo stesso, è il simbolo della Milano Romantica che passeggia sulle alzaie e della Milano Futurista che corre in fianco al Canale.
La luce e l'ombra, a livello visivo, evidenziano lo sviluppo tridimensionale degli oggetti. Ogni oggetto ha un proprio chiaroscuro, che ne definisce la forma. È quindi la dialettica luce-ombra che delinea i volumi di una scultura e che suggerisce lo sviluppo dei piani nello spazio in opere bidimensionali come la pittura. Nella storia dell'arte inoltre, il contrasto luce-ombra ha sempre avuto connotazioni simboliche: esso allude al contrasto tra bene e male, spirito e materia, verità e menzogna. In pittura, l'artista simula la diffusione della luce e la disposizione delle ombre avvalendosi del chiaroscuro, attraverso mescolanze di colori e creando una ricca gamma per i passaggi da luce ad ombra. In tutto il percorso artistico, fino ad oggi, la luce ha avuto questo ruolo fondamentale, ma altri aspetti che vanno oltre la descrizione delle immagini fanno dell'elemento luce il carattere principale dell'opera. Ciò si può vedere soprattutto in due periodi della storia dell'arte: l'Impressionismo ed il Futurismo.
Nell’Impressionismo, con lo studio dei riflessi luminosi sull'acqua e l'interesse per i colori cangianti, si viene delineando una nuova pittura fatta di luce-colore, con le impressioni che sono poi derivate da questa combinazione. L'interesse fondamentale dell'Impressionismo era l'osservazione della luce con i suoi infiniti effetti atmosferici e temporali, perciò il soggetto veniva ripreso "en plein air" (all'aria aperta). Da questo interesse per la luce derivò anche la scelta dei colori, quelli formati dalla scissione del prisma solare: quindi, pochissimo uso delle terre e dei grigi, privilegiando i colori puri stesi a piccoli tocchi accostati, anticipando la futura tecnica divisionista. Inoltre, la semplicità dei soggetti rappresentati evidenzia il continuo rapportarsi con l'elemento luce, unito alla perpetua mutevolezza delle ore del giorno e del succedersi delle stagioni. Proprio la mutevolezza della luce spinge questi pittori a sentire il tempo come una successione d'istanti da fissare nel quadro.
Nel Futurismo, invece, che si contrapponeva alla cultura tradizionale e lanciava la sfida di un rinnovamento radicale, nelle arti come nella vita, si coglie quel binomio velocità-dimensione temporale legato al rapporto luce-colori. Di qui, l'adozione di nuove tecniche derivanti dal puntinismo e dal divisionismo, ma adeguate ai nuovi scopi di modernità, come l'interazione e la scomposizione della luce in effetti analizzati nelle singole parti. Alcune opere di Giacomo Balla, ad esempio, esprimono molto bene questi concetti: l'interesse dell'artista per la luce artificiale è evidente ne “La lampada ad arco”, ove la luce è scomposta in una miriade di segni colorati, resi vibranti dal loro accostamento e dalla disposizione a raggiera che, dal centro, intensamente luminoso, si dipartono verso il buio circostante. Tutto è scomposto in modo calibrato, fino a raggiungere la geometria decorativa delle numerose composizioni iridescenti: una folta serie di quadri e di studi completamente astratti, dove la luce acquista il valore del moderno e del tecnologico.
Nell’ideazione delle applicazioni possibili di tali principi e spunti, abbiamo fatto riferimento alle esperienze di illuminazione già effettuate su scala italiana ed europea. In particolare, abbiamo ricercato esempi similari di illuminazione degli elementi fondanti individuati, ovvero: i parapetti, i ponti, l’acqua.
Per i parapetti, la best practice individuata è di raggio ancor più che italiano: locale. L’esempio sul quale difatti ci siamo basati è la metodologia di illuminazione adottata nel restauro spondale del Naviglio di Gaggiano. Quivi, nel tratto di Naviglio che attraversa il centro storico, è stato approntato un sistema di barre luminose: poste al di sotto della traversa del parapetto granitico, consegnano un fascinoso raggio di luce in grado sia di valorizzare l’aspetto architettonico che di ricreare una ambientazione suggestiva.
Per quanto riguarda i ponti, invece, la best practice maggiormente attinente è stata ritrovata in Svizzera, nell’illuminazione artistica del viadotto Filisur Landwasser. L'artista Gerry Hofstetter ha illuminato con colori e immagini il viadotto della Ferrovia retica presso Filisur, nel Canton Grigioni. L'evento faceva parte dei festeggiamenti per il riconoscimento della linea ferroviaria dell'Albula e del Bernina quale patrimonio mondiale dell'umanità da parte dell'Unesco, tenutisi il 13 settembre 2008.
Infine, per quanto riguarda l’illuminazione dell’elemento acquatico, non sono stati trovati esempi di alcun tipo nel panorama mondiale. Si ritiene pertanto che l’attuazione di tale opera possa rappresentare un’unicità simbolica di grande attrazione ed interesse.
Presentazione dell’idea progettuale
E’ stato scelto quale monumento protagonista di un progetto d’illuminazione artistica il Naviglio Grande di Milano; esso è monumento storico, quale padre dei canali europei con nove secoli di storia alle spalle, ed allo stesso tempo area, quartiere, paesaggio che, come pochi altri, sa impersonificare e trasmettere lo spirito del Natale: semplice, sobrio, di tradizione. Ma il Naviglio, come il Natale, è anche occasione di festa, di divertimento, di dinamicità, con la sua acqua che scorre e la vita sulle alzaie.
Il tratto preso in considerazione poi non è un tratto qualsiasi ma è il tratto più caratteristico e conosciuto, con un’unità di spazio per tanti motivi già citati definita e di significato compiuto: per i Milanesi se si parla di Naviglio è questo il luogo che intendono: è il più ritratto, il più fotografato, il più tradizionale. Prendere in considerazione un ponte, una sponda, un tratto più limitato avrebbe significato prenderne in considerazione una parte, una frazione e quindi fare un lavoro parziale e senza senso.
E’ chiaro però che illuminare un tratto di canale di 500 metri lineari strutturato su più piani (il piano del canale è inferiore al piano di campagna su cui corrono le alzaie e al piano dei ponti, a loro volta sopraelevati per permettere la navigazione), con tante caratteristiche da rispettare non può che prevedere una serie di installazioni diverse che abbiano però l’unico fine di valorizzare il canale creando una sinfonia di luci all’interno di una scenografia coerente.
Ampio spazio ed importanza sono stati dati agli aspetti di salvaguardia delle sponde e dei manufatti e al creare qualcosa che durante il giorno non solo non fosse di negativo impatto sul paesaggio ma che contribuisse a creare una scenografia diurna, a luci spente.
L’Interpretazione
La sfera luminosa è il riferimento iconografico del Natale. La sfera, solido geometrico simbolo di perfezione e la luce, simbolo di purezza, di vita e rinascita, di salvezza. Al tempo stesso l’ispirazione dalla frase di Marinetti da cui prende titolo anche il presente progetto, “Da qui il movimento futurista lanciò la sua sfida al chiaro di luna specchiato nel Naviglio”, è stata resa sostituendo la sfera del chiaro di luna rispecchiata nell’acqua con la sfera artificiale della boa luminosa; unendo elementi opposti quali la luce, ossia il fuoco e l’acqua, simboli sacri e al tempo stesso di potenza e velocità.
L’installazione
Posa di una doppia fila di boe galleggianti luminose dal diametro di 80 cm ad una distanza di dalla sponda di e con un canale centrale di , che permette il passaggio delle imbarcazioni.
Il sistema di ancoraggio delle boe luminose, contro la corrente (costante, si ricordi che il canale è regolato ed il livello mantenuto costante), e l’onda di battente dovuta al passaggio della barca, è stato appositamente studiato con tre punti di appoggio al fondo e bloccaggio a peso senza richiedere il fissaggio di tiranti né nel fondo né alla sponda, salvaguardandone l’integrità.
La scenografia
Gli elementi di illuminazione sono stati disposti secondo il preciso schema scenografico riportato nelle tavole, prestando particolare attenzione alla visione prospettica che si percepisce dai punti di vista sopraelevati dei ponti di via Gorizia, via Corsico, via Casale e via Valenza. Il ritmo della disposizione è stato dato utilizzando rapporti matematici, raggruppando gli elementi in prossimità dei punti di vista e diradandoli man mano in modo da evitare ridondanze visive e sprechi energetici.
Piano dei ponti - installazione
Installazione: illuminazione dei ponti di Via Corsico e di Via Casale mediante proiettori con fascio luminoso colorato.
I ponti saranno illuminati mediante proiettori Panorama Cyc Power della ditta Coemar S.p.a., collocati poggiandoli sulla Ripa e sull’Alzaia, e con fascio luminoso colorato. Il numero di proiettori utilizzati sono sedici per ponte (quattro per lato e per sponda).
Come già spiegato in premessa, i binomi di colore scelti sono:
il bianco-rosso, binomio classico e romantico, impressionistico, con il bianco del candore e della purezza della festa sacra e della neve ed il rosso dei sentimenti, del fuoco familiare;
il giallo-verde binomio meno tradizionale ma più dinamico, vibrante, d’effetto e d’impatto, legato alla tradizione laica, ai colori della tavola, al colore delle lenticchie e della melagrana, dell’abete, del vischio, dell’oro delle decorazioni natalizie.
I due binomi di colori sono quindi applicati ai due ponti che hanno strutture e materiali diversi secondo precisa interpretazione.
Il Ponte di Pietra di Via Corsico,
Ponte ad un arco ribassato reticolare con due accessi pedonali laterali con 13 gradini ciascuno
Periodo di costruzione: primi del ‘900
Materiali costruzione:
appoggi e pile: calcestruzzo
campate: calcestruzzo
calpestio: calcestruzzo
Parapetti e corrimani: struttura in ferro con copertura in graniglia
Larghezza: 3.50 m
Lunghezza: 15 m
Situato in corrispondenza della Chiesa di Santa Maria delle Grazie al Naviglio e ai luoghi più storici della tradizione milanese, quale il Vico dei Lavandai, si presta maggiormente, sia per struttura che per significato al binomio più romantico ed impressionistico del bianco e del rosso.
Il Ponte di Ferro di Via Casale
Ponte a travata reticolare con quattro accessi di tredici gradini ciascuno
Periodo di costruzione: primi del ‘900
Materiali costruzione:
appoggi e pile: calcestruzzo
campate: ferro
calpestio: ferro
Parapetti e corrimani: ferro
Larghezza: 3.20 m
Lunghezza: 15 m
Costruita con struttura tipicamente industriale, pratica, lineare, con le due spalle in cemento e l’attraversamento a pedana piatta in metallo, punto di raccordo tra le due sponde della Navigli più serale, dinamica, come dinamica è la Navigli di bottegai e artigiani, meglio si presta all’utilizzo del binomio verde-giallo, con illuminazione a tinte nette, separate tra loro, intervallate con successioni veloci lungo gli elementi costitutivi del ponte ad intreccio geometrico.
L’illuminazione dei ponti, legata al Natale ed estemporanea, è stata pensata per un utilizzo più ampio, predisponendo l’impianti illuminante per poter facilmente essere impiegato con luci colorate per le occasioni quali il Natale o con accostamenti più bizzarri e d’impatto per occasioni cittadine che possano richiederlo, quali Milano Moda o il Fuori Salone, ma anche per poter essere usato con semplice luce bianca, per un uso più ordinario e permanente, al fine di semplicemente valorizzare il bene architettonico, in se e per se.
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